lunedì 26 aprile 2010

Due tipi di linguaggio



Linguaggio ordinario e linguaggio del Dhamma

"Il linguaggio del dhamma differisce radicalmente da quello ordinario. Tenetelo ben presente, si tratta di due modi di esprimersi distinti. Il linguaggio ordinario si applica a cose mondane ed è usato da chi non conosce il dhamma. Il linguaggio del dhamma è parlato da coloro che hanno raggiunto una visione profonda della verità, del dhamma. Essi parlano della loro esperienza vissuta, e cosi nasce il linguaggio del dhamma. Ad esempio nel linguaggio ordinario, la nascita indica l'ingresso fisico in questo mondo, cioè l'uscita dall'utero materno. La nascita fisica è una sola. La nascita fisica non si ripete. La nascita dall'utero materno è il senso assegnato al termine dal linguaggio ordinario.
Nel linguaggio del dhamma, è invece la nascita dell'idea dell' "io" e del "mio", ogni volta che si presenta alla mente. In questo senso, nasciamo innumerevoli volte. Le persone sviluppate spiritualmente nascono con minor frequenza, e quelle progredite nella pratica ancora meno spesso, fino a non rinascere del tutto. Ogni comparsa nella mente dell' idea di "io", sotto qualunque forma, è una nascita. Nell'arco della giornata, l' "io" nasce infinite volte. Quindi, nel linguaggio del dhamma, la nascita non è l'uscita dall'utero materno ma il sorgere del concetto di "io".
Allo stesso modo, il linguaggio ordinario intende la nascita nel reame animale come una nascita in forma di porco, cane od altro. Nel linguaggio del dhamma è ovviamente diverso: ogni volta che agiamo per stupidità, in modo bestiale, nasciamo nel reame animale. Non dopo la morte, ma qui ed ora.
Quindi nel linguaggio del dhamma, la nascita animale indica un comportamento stupido, bestiale...."
(Buddhadasa Bhikkhu)



sabato 24 aprile 2010

Monaci silvestri nei monasteri della foresta(seconda parte)

Qui vorrei fare una distinzione. Se qualcosa è in linea con la natura originale, e non c'è interesse verso nuovi piaceri, lo definiremmo "naturale". Se si è ancor in cerca di nuovi piaceri, se ci diamo da fare per ottenere piaceri più gustosi dello stato naturale, lo chiameremo "innaturale". Sono due stati veramente diversi. Se si è in armonia con lo stato naturale, le contaminazioni emergeranno con difficoltà. Se agiamo in modo innaturale, è facile che nasceranno nuove contaminazioni, oppure è contaminazione fin dall'inizio. Così, vivere come "compagni della natura" ( in armonia con la natura) renderà la vita difficile alle contaminazioni, perché questo stato armonioso fungerà da guardiano impedendo il sorgere delle contaminazioni (kilesa).


Questo è lo spirito di Suan Mokkh, la ragione della creazione di un posto come questo. Se si desidera ciò al punto da venire fin qui, ci si dovrebbe impegnare nell' ottenere ciò. Oltre a questo, non c'è nulla. Abbiamo cercato di impedire il verificarsi di altro, in modo che ci siano solo queste cose: come mangiare, come vivere e come dormire. Abbiamo spiegato molte volte e nei dettagli ciascuno di questi punti.

L'ho detto prima, ma nessuno mi crede che a prendere esattamente ciò che la natura fornisce è sufficiente, è abbastanza. Se dobbiamo morire, moriamo, senza cercare di rimandare (il momento della morte) rendendolo difficile. E' come per le cure mediche che sono progredite al punto che le persone non sanno affrontare la morte, non sanno lasciarsi andare. Vivono disumanamente. Questo è troppo. trapianti di cuore, trapianti di fegato, e tutto ciò che va contro la natura. E per favore cercate di comprendere che tutto ciò non renderà migliore l'umanità, né sara di aiuto per creare la pace nel mondo. Se le questioni spirituali non progrediscono, se ci sono solo contaminazioni- illusione e tutto il resto - non ci sarà mai fine (per il samsara).4

In sintesi, semplifichiamo le cose, affinché esse non diventino un ostacolo per la mente. Allora questo nostro cuore diverrà libero di pensare, valutare, decidere e scegliere. Vi prego di utilizzare la consapevolezza e la saggezza che otterrete grazie a questo stile di vita per decidere ciò che sarà necessario fare in futuro.

Se voi foste nati a Bangkok, sareste stati circondati da cose fatte dall'uomo e sareste cresciuti lontano dalla foresta, molto più delle persone nate nella foresta. Coloro che sono nati in città non conoscono il significato di "foresta" o "selvaggio". Quelli nati nelle zone boscose sanno qualcosa, ma non prestano attenzione. Devono lavorare, hanno sempre qualcosa da fare, in base ai loro umori, così che a malapena riescono a notare come è calma e pulita è la foresta. Alle volte sono persino stanchi di viverci, anche se vi ci sono nati. I nostri cuori non sono soddisfatti e pensano sempre all'idea di andare a stare in luoghi più "sviluppati e belli," nelle città e capitali. così non riconosciamo il gusto dello stare nella foresta e nella natura, anche se siamo nati nella foresta, anche se siamo tutti sporchi di fango, perché la mente è occupata da altro.


Ora che siete monaci non dovete lavorare come fanno i laici. Il cuore ha la possibilità di conoscere il pacificante sapore e gli angoli di quiete della natura, che sono la causa della libertà della mente. Dovreste usare questa unica opportunità per continuare a camminare fino a quando riconoscerete che il cuore è naturalmente puro, che è qualcosa di simile al cuore degli Arahant. il cuore degli Arahant è proprio così - naturale - tranne per il fatto che lo è completamente. Ora, possiamo avere un cuore del genere, ma solo temporaneamente. Un attimo dopo prende un'altra direzione, e non possiamo riportare indietro quello stato. Cercate di penetrare l'essenza di questo cuore naturale.


In termini chiari e semplici, si parla di natura incontaminata, la natura che non è condizionata o costruita ("cotta e condita") da nulla; Non siamo noi ad produrre tale natura, essa esiste semplicemente, umilmente, fresca, pacificamente, rinfrescante, o in qualunque modo la si voglia descrivere. Se si conosce questo gusto, si conosce il sapore del Dhamma, nel suo aspetto dell'unico frutto che vale la pena di avere, perché la realtà del Dhamma (letteralmente, "corpo") è stata compresa. Coloro che si dedicano unicamente allo studio al fine di sostenere gli esami scolastici non comprenderanno mai la realtà del Dhamma. Tutto ciò che potranno fare a riguardo sarà di parlare a vanvera del Dhamma. Quando in qualche modo si riesce a comprendere il Dhamma stesso, sarà come prendere un granchio o un pesce, nel senso che sarà un esperienza tangibile. in questo luogo abbiamo la possibilità di agguantare le concretezza della purezza, della chiarezza e della calma - il corpo del Dhamma. Vale la pena anche solo per un periodo temporaneo. Averlo capito e visto anche una sola volta è decisamente meglio di non averlo mai capito, conosciuto o visto affatto.

fine della seconda parte...



Un bel video sul "Teatro dell'intrattenimento spirituale" a Suan Mokkh, e sulle molte opere artistiche contenute al suo interno. Buona Visione!

Buddhadasa Archives

Un video sul progetto dell' Archivio Buddhadasa che conterrà le opere di Acharn Buddhadasa a Bangkok

domenica 18 aprile 2010

lo stile di pratica a Suan mokkh.

LO STILE DI PRATICA A WAT SUAN MOKKH

Prima di tutto, dobbiamo fare un passo indietro e ricordare i principi originali del gruppo Dhammadana. Il nostro obiettivo è stato quello di riportare alla luce e sostenere la pratica del Dhamma per coloro che già hanno studiato il pariyatti-Dhamma (Dhamma da studiare) a sufficienza, ad esempio coloro che hanno superato gli esami di Dhamma e alcuni livelli di studio del Pali. Di conseguenza, abbiamo creato un luogo il più adatto possibile per coloro che desiderano dedicarsi alla pratica. Questo posto si chiama "Suan Mokkhabalarama" (Il Giardino della potenza della Liberazione), ed è attivo dal maggio del 2475 BE (1932 d.C.)

Secondo questi principi, tutti coloro che soggiornano in questo posto devono utilizzare i propri studi e conoscenze come punto di riferimento per la loro pratica. Non c'è una persona che si configura come il "Maestro" o il "Leader". Tutti sono solo dei buoni amici, o "kalyanamitta", pronti ad aiutarsi a vicenda in caso di problemi. Questi principi furono enunciati nella rivista edita dal Gruppo Dhammadana sin dal 2476 e intitolata "Buddha-Sasana Quarterly" e sono rimasti invariati senza alcuna modifica fino ad oggi.

Sosteniamo il principio di non avere un maestro individuale sulla base di tre motivi:

  1. Non siamo stati ancora in grado di trovare una qualsiasi persona che degna di essere chiamato "maestro" in un'epoca come questa, in cui la pratica del Dhamma è in uno stato di declino e di confusione.
  2. Anche se avessimo trovato una persona così, vediamo comunque il pericolo per quei praticanti che si attaccano ed afferrano alla figura del maestro, al punto tale che la mente non è più adatta per la pratica che mette fine al dukkha al più alto livello.
  3. Il Buddha stesso disse: "Il Dhamma e il Vinaya che il Tathagata ha esposto ed insegnato sarà il guru o l'insegnante per tutti voi, quando il Tathagata sarà trapassato".

Questo è un momento storico in cui i vari gruppi di pratica sono in subbuglio a causa del deterioramento della pratica del Dhamma. Questo stato di cose è andato avanti per così tanto tempo che i diversi centri di pratica sono in competizione e litigano tra loro riguardo al giusto modo di praticare. Coloro che sono all'origine delle attività del Gruppo Dhammadana e del monastero Suan Mokkhabalarama, ritengono perciò che dovremmo fare riferimento al Dhamma ed al Vinaya (disciplina) insegnati dal Buddha così come appare nel Tipitaka, utilizzando lo standard del Mahapadesa per valutare la veridicità degli insegnamenti 1 - e facendo riferimento a questo criterio come nostro standard di pratica o come insegnante, piuttosto che aggrapparci ad una certa persona o al metodo di un certo centro, perché in questi giorni c'è molta confusione. A causa delle suddette tre cause, questo centro ha stabilito il criterio che nessun individuo è considerato il maestro. Oltre al Dhamma ed al Vinaya, che tutti noi abbiamo studiato abbastanza, ognuno di noi può agire come kalyanamitta per un altro nella nostra pratica, senza che alcun individuo venga considerato come il Maestro del centro. 2Questo è ancora vero al presente.

Per le ragioni su menzionate, i principi per la pratica da utilizzare in questo centro sono stati estratti direttamente dalle fonti originali in Pali e dai commentari. Ogni persona può scegliere direttamente come meglio gli conviene. Oppure, chiunque può scegliere tra ciò che i responsabili del dipartimento testi del centro hanno selezionato . Così, il nostro stile di pratica non può essere chiamato la via birmana, il metodo dello Sri Lanka, o quello Thailandese, il metodo di questo monastero, quel monastero, o di qualche altro monastero, lo stile di questo insegnante o quel maestro; si può solo dire che pratichiamo nel modo che ciascuno di noi preferisce sulla base dei testi pali insegnati dal Buddha stesso. Inoltre, i commentari e testi specifici come il Visuddhimagga, non vengono presi in considerazione nei punti in cui questi contraddicano i testi originali del canone pali.


Perché Io (l'oratore) sono stato in grado di osservare le circostanze e gli sviluppi di questo centro fin dall'inizio fino ad oggi, cioè per più di venticinque anni, oltre ad essere il responsabile del dipartimento testi del centro, ciò mi ha messo nella posizione di essere continuamente interpellato sulle norme e i principi per la pratica del Dhamma, e sono di conseguenza in grado di sapere bene quali linee di condotta sono state seguite in questo centro. Questo rende possibile la creazione di un decalogo contenente le linee guida per rispondere in maniera efficace alle richieste dei visitatori, specialmente i nuovi Amici o "Sahadhammika", che naturalmente sentono l'esigenza di porre tali domande. Questo decalogo servirà anche per tutti gli altri praticanti come punto di riferimento dall'inizio della loro pratica in poi.

[Da Evolution / Liberazione # 4]

Note

1.Il Mahapadesa (Grande autorità) descritto nei sutta è il più importante insieme di principi per determinare cosa è o non è da considerare come l'insegnamento del Buddha. Il Buddha disse che diverse persone, dopo la sua morte avrebbero affermato che certe idee e certi insegnamenti furono trasmessi da lui, sulla base di alcune considerazioni, come ad esempio, 1) aver sentito tale insegnamento dal Signore Buddha stesso, 2) aver sentito tale insegnamento da un Sangha avente un monaco anziano come leader, 3 ) averlo sentito da un gruppo di monaci anziani dotti ed esperti del Dhamma e del Vinaya, o 4) o di aver sentito pronunciare tale insegnamento da un certo dotto monaco esperto nel Dhamma e Vinaya.

Il Buddha consigliò che a prescindere dall' autorità vantata, "le parole di quel monaco (o predicatore) non sono da accogliere con favore né da disprezzare, ma la lettera e lo spirito di ciò che è stato asserito devono essere ben studiate, e confrontate con quanto affermato nei sutta e nel Vinaya. "I Sutta (lett. "filo",i discorsi) sono le registrazioni dei discorsi del Buddha e di alcuni suoi principali discepoli, Il Vinaya è la disciplina monastica impartita gradualmente dal Buddha ai suoi monaci e monache. (Notare che l' "Abhidhamma" non esisteva ancora).

"Se, comparati con i Sutta e confrontati con il Vinaya, la lettera e lo spirito di queste parole non si accordano con i Sutta e non sono in accordo con il Vinaya, allora potrete giungere alla conclusione: Sicuramente non è questa la parola del Sublime e ciò è stato erroneamente inteso da quel monaco. A questo punto voi potrete rifiutare (di considerare tale insegnamento come mio). "


"Se,comparati con i Sutta e confrontati con il Vinaya, la lettera e lo spirito di queste parole risultano coincidere con i Sutta ed in accordo con il Vinaya, allora potrete giungere alla conclusione: Sicuramente questa è la parola del Sublime e ciò è stato inteso correttamente da quel monaco. A questo punto voi potrete accettare (di considerare tale insegnamento come mio). " (D. ii.123; A.ii.167)

2. Il fatto che altri abbiano cominciato a vedere Tan Ajarn Buddhadasa come "Il Maestro" non cambia tale principio, a cui egli rimase fedele per tutta la sua vita, a differenza di altri.

Un visione in chiave Buddhista del crocefisso Cristiano

Il crocefisso, simbolo del cristianesimo, può essere anche visto come la rappresentazione del cuore del Buddhismo, in quanto simbolizza l'abbattimento ( la linea orizzontale) dell' Io ( in inglese I, l'asse verticale). La croce simbolizza l'eliminazione dell'afferrarsi al senso di essere o possedere un Io o un Mio..
Tratto da: A consigned legacy from Buddhadasa Bhikkhu.

mercoledì 14 aprile 2010

Il Karma nel Buddhismo delle origini

Di Buddhadasa Bhikkhu

Come buddhisti, dobbiamo comprendere il Kamma (le azioni e il risultato delle azioni) come è spiegato nel buddhismo. Non dovremmo seguire ciecamente l'insegnamento sul kamma di altre religioni; in quel caso, staremo miseramente girando intorno in base al kamma stesso, senza essere in grado di andare oltre il suo potere o di realizzare la sua fine.

Perché abbiamo bisogno di conoscere l'essenza del Kamma ? perché le nostre vite sono inseparabili da esso e procedono in dipendenza del kamma. Per essere più precisi, possiamo dire che la vita è in realtà un flusso di kamma un flusso di volizioni . Il desiderio di fare, (kamma) è ciò che ci spinge a compiere delle azioni ed a ricevere i risultati di tali azioni, e tale desiderio di compiere azioni sorge ancora e ancora, all'infinito. Pertanto, la vita è soltanto un susseguirsi di volizioni (kamma) . Se comprendiamo correttamente la legge del kamma , saremo in grado di vivere in pace, senza problemi o sofferenze.

Ci sono due principali teorie sul Kamma. Una è stata insegnata prima della nascita del Buddha ed è ancora insegnata al di fuori del buddhismo, l'altra è la visione buddhista sul kamma . La prima dottrina spiega solo metà della storia. In tale dottrina, non si ci può liberare dal kamma e si rimane sempre sotto il suo dominio; di fatto, si vuole effettivamente restare sotto il suo potere e gli si chiede perfino aiuto, senza mai lottare per la propria liberazione.

Si compiono così azioni per accumulare meriti per una rinascita più soddisfacente. Non si pensa mai di porre fine al kamma . Si fa affidamento su di esso, invece di cercare di porvi fine. Nel buddhismo, ci sforziamo di capire il kamma fino al punto in cui possiamo superarlo ed essere liberati da esso, cioè, non portare più il peso del kamma. Non sediamoci in attesa che le cose accadano, e non lasciamo il nostro destino nelle mani degli dèi, né seguiamo le superstizioni, come quella di purificare il nostro kamma in fiumi sacri.

Trascendere il kamma sembra incredibile ai più, i quali potrebbero considerare tale idea un inganno o una truffa degna di un imbonitore. Tuttavia, è davvero possibile, se si prende il Buddha come il nostro vero e nobile amico. Ciò ci aiuterà nel praticare la serie completa delle Dieci pratiche rette: il nobile ottuplice sentiero, più la corretta conoscenza intuitiva e la corretta liberazione, in conformità con la legge delle condizioni specifiche (idappaccayata) . In tale pratica, non c'è alcun sentimentalismo insano che ci porti a desiderare di ricevere i risultati del nostro kamma (azioni) . Una maestro del sud dell'India

contemporaneo del Buddha, sentì dire che il Buddha insegnava la cessazione del kamma, e così decise di inviare alcuni suoi discepoli a vedere il Buddha per chiedergli istruzioni su tale pratica che libera dal kamma. Questa storia è molto nota ed è raccontata nel Solasapanha, Parayanavagga del Khuddakanikaya nel Canone Pali. Molte persone da allora hanno appreso le risposte del Buddha e a ciò fanno riferimento per lo studio e la pratica.

Al giorno d'oggi, molti insegnamenti sbagliati sull kamma sono esposti in vari libri di scrittori indiani e occidentali in libri dai titoli come " Kamma e rinascita. "
Anche se sono scritti in nome del buddhismo, in realtà spiegano il kamma e la rinascita nel senso inteso nell' Induismo. Così l'insegnamento del buddhismo viene completamente travisato. Questo dovrebbe essere riconosciuto e corretto in modo che il principio buddhista del kamma possa essere preservato nella sua essenza non falsata. Il Buddha accettò come corretta (ovvero come una comprensione non errata del kamma ) l'insegnamento riguardante le azioni buone e cattive ed i loro risultati, già presente in quel tempo al di fuori del suo insegnamento. Tuttavia, egli aggiunse un ulteriore aspetto, vale a dire, la fine del kamma , che è il principio essenziale del buddhismo, completando in tal modo l'insegnamento sul kamma. La cessazione del kamma può essere classificato in due modi: Esso può essere chiamato "il terzo tipo di kamma "perché ci sono le opere buone, le cattive azioni, e quel tipo di kamma conducente all'estinzione del bene e del male. A volte si distinguono quattro tipi di kamma : opere buone, cattive azioni, azioni metà buone e metà negative e il kamma che è la fine di tutti i kamma . Quando enumerati in questa quadruplice modalità, il tipo di kamma insegnato nel buddhismo diventa il quarto tipo di kamma . Tuttavia, se prendiamo in considerazione le azioni rientranti nell'ambito di azioni buone e negative, allora ci sono solo tre tipi di kamma , con il kamma che pone fine a tutti gli altri kamma come terzo tipo. Questa triplice formulazione volte è facile, conveniente e concisa. Se il terzo tipo di kamma è lasciato fuori, l'insegnamento risulterà privo dell'essenza del kamma nel suo senso buddhista.

Kamma e rinascita: La rinascita si verifica ogni volta che si compie un azione, e ciò si verifica spontaneamente nel momento dell'azione. Non abbiamo bisogno di preoccuparci del tipo di rinascita che accade dopo la morte, come è generalmente compresa in senso mondano. Quando si pensa e agisce, la mente cambia spontaneamente attraverso il potere del desiderio e dell' attaccamento, che portano immediatamente al divenire ed alla nascita secondo la legge della co-originazione dipendente (paticca-samuppada) . Non c'è bisogno di aspettare la morte fisica perché si verifichi la rinascita. Questa verità deve essere realizzata come il vero insegnamento del buddhismo, come un principio fondamentale del buddhismo originale, un buddhismo che asserisce che non esiste alcun sé (Atta) che rinasce. Come il concetto di rinascita dopo la morte sia filtrato nel buddhismo è difficile da spiegare, e non abbiamo bisogno di occuparci di ciò in questo contesto. Basta impedire la rinascita all'interno del flusso di co-originazione dipendente per essere liberi. Arrestare la rinascita dell' ego è la pratica genuina secondo il buddhismo, e tale pratica è il genere di kamma che può essere preso come rifugio. Quando viene compiuta una buona azione la bontà sorge spontanea: quando viene compiuta una cattiva negativa, la malvagità sorge spontanea. Non c'è bisogno di aspettare per eventuali ulteriori risultati. Se ci sarà la nascita dopo la morte, tale rinascita avverrà solo attraverso il kamma che si è compiuto in questa stessa vita ed i cui risultati sono già verificabili qui ed ora. Non abbiamo bisogno di preoccuparsi della rinascita al punto tale che questa diventi un ostacolo per la nostra pratica.

Ricevendo il Frutti di Kamma: Dobbiamo vedere la verità, che una mente nell' atto di compiere un'azione è essa stessa kamma, e l'istante di coscienza successiva a quell'atto è il frutto di tale kamma . Altri risultati che seguono sono di origine incerta, in quanto essi possono o non possono accadere, o non tenere il passo con le nostre aspettative a causa di altri fattori interferenti. Che i risultati delle azioni ricadano sulle menti che lo hanno generato è sicuramente in linea con il principio buddhista che non c'è un sé o anima che rinasca, come affermato dal Buddha nel Kevatta Sutta. Mantenere l'opinione che esista un l'anima o un sè che rinasca è un opinione che si discosta dalla verità del non-sé. Ogni volta che viene compiuta un azione positiva o negativa, la bontà o malvagità di conseguenza nasceranno spontaneamente, in maniera istantanea. Tuttavia, la maggior parte delle persone si aspetta certi risultati a seconda dei loro desideri,salvo rimanere delusi quando altri fattori interferiscono. Tali circostanze possono indurre alcuni a generare l'errata convinzione che le buone azioni portano cattivi risultati e le azioni negative buoni risultati. Dovremmo stare attenti a non credere a questa visione erronea, sviluppando la corretta comprensione sui frutti del kamma.

La nostra comprensione di come i risultati del kamma vengono esperiti deve sempre essere auto-evidente, immediata e invitante all' indagine, e non deve mai contraddire la verità che i cinque aggregati della vita umana sono non-sé. La mente è solo un fenomeno spinto qua e di là dalle condizioni, stimolata ad agire da fattori ambientali. Le reazioni risultanti vengono considerate come positive o negative a seconda dei sentimenti di soddisfazione o insoddisfazione. La natura ci spinge verso la sofferenza, quindi dobbiamo mirare a porre fine al kamma e andare al di là di esso. Così avremo realizzato il risveglio, e sbocceremo alla verità del Buddha.

C'è un insegnamento moralistico sul kamma che mantiene l'opinione errata circa l'esistenza illusoria di un sé che possiede questo e quello. Questa versione contraddice il principio del non-sé enfatizzato dal Buddha. Dobbiamo comprendere correttamente questa prospettiva, in caso contrario, gli insegnamenti sul kamma non avranno alcun beneficio, in quanto non saremo in grado di andare al di là del kamma stesso . Rimanenere costantemente sotto il dominio del kamma non è il kamma insegnato dal buddhismo. Invece, dovremmo praticare con tutto il cuore quel tipo di kamma che ha il potere di estinguere ogni altro kamma. Questo ci impedirà di andare inconsapevolmente fuori strada.

Attività e reattività: le azioni degli esseri senzienti compiute sotto la spinta delle volizioni, in particolare quella della brama, nate quindi da contaminazioni, sono ciò che chiamiamo kamma . Un'azione che non è causata dagli inquinanti, per esempio un'azione compiuta da un arahant, non si definisce "Kamma" ma "Kiriya (attività) ". Il risultato di Kiriya si chiama " patikiriya (reazione) ", mentre il risultato di kamma è chiamato "vipaka (frutto dell'azione). " Questi risultati si verificano normalmente secondo la legge di natura. Le persone comuni hanno le volizioni (cetana) come causa delle loro azioni, che vengono pertanto chiamate kamma .

una Volizione positiva conduce a compiere un' azione positiva; una volizione negativa spinge all'azione malsana. Attraverso l'addestramento morale e culturale viene insegnato a compiere buone azioni che non causino problemi agli altri e portino buoni risultati a tutti. Pertanto, kamma riguarda la legge della natura ed è un insegnamento che va in accordo con il metodo scientifico.
Tipi di Kamma: Ci sono molti tipi di kamma a seconda delle caratteristiche degli atti e dei loro esecutori. Alcuni agiscono in maniera egoistica in dipendenza del sé che desiderano essere. Alcuni compiono azioni che portano alla fine della auto-illusione ed alla realizzazione del Nibbana. Alcune persone bramano la prosperità terrena, altri la prosperità celeste, e altri ancora la realizzazione del Nibbana, cosicché costoro sembrano essere in perenne contrasto tra loro. A qualcuno piace mettere
in mostra le proprie buone azioni, mentre altri compiono buone azioni in segreto. Alcuni proclamano le loro opere meritorie con grande fanfara, mentre altri non hanno bisogno di una fanfara del genere. Alcuni compiono opere meritorie in maniera sfarzosa, mentre altri compiono il loro dovere senza alcuna cerimoniosità. Alcuni agiscono in base alla paura della magia o a causa della superstizione, mentre altri compiono azioni meritorie in base alla loro pratica buddhista. Ci sono quindi molti tipi di kamma . Tuttavia, tutti possono essere classificati in due categorie: quelli incentrati sul sé e per il bene di sé, e quelli il cui scopo finale è la fine dell' afferrarsi al sé e dell' egoismo. Alcuni compiono azioni meritorie con un'attitudine simile a quella di un uomo d'affari, aspettandosi in cambio un profitto, Altri con augurio di mettere fine al circolo vizioso della vita e della morte. Potete osservare tutto ciò da voi stessi! La gente comune si limita a compiere buone azioni per il desiderio di riceverne un profitto.

Kamma e Non-sé: La questione riguardante il kamma e il non-sé è complessa e di difficile comprensione per vari motivi. Un monaco chiese una volta il Buddha, "Come può un azione (kamma) compiuta da un agente privo del sé avere delle conseguenze sul sé ? " Tale questione è sorta a causa della dottrina del non-sé, che asserisce che L' agente è semplicemente un processo di corpo-mente privo di sé.
Dopo che un' azione (kamma) è stata compiuta da una mente-corpo priva di sé, come potrebbe avere risultati per un "sé" che è "l'esecutore"intenzionale di quel questo gesto?. Il nuovo concetto di non-sé contraddice il vecchio concetto del sé.
Vi è un sé che pretende di essere non-sé e fa delle cose in nome del non-sé, ma il senso del sé esiste ancora come di colui che riceve i risultati delle azioni. Quindi, la domanda di questo monaco.
Osservando in profondità, possiamo vedere che se il corpo-mente è non-sé, i risultati delle azioni verranno sperimentati da una mente-corpo ugualmente priva di sé. Tuttavia, se in quel corpo-mente è ancora presente il senso del sé, i risultati delle sue azioni verranno sperimentati da questo sé apparente. Se il kamma è non-sé, il suo risultato sarà non-sé, e ciò che avviene in base al kamma sarà anch'esso privo di sé. Gli esseri, siano essi umani o animali, che convenzionalmente vengono definiti "attori" (agenti del kamma) saranno ugualmente visti come non-sé. I concetti di kamma e non-Io non sono mai separati o in contrapposizione.

L'estinzione del Kamma equivale al raggiungimento del Nibbana, è sinonimo di Nibbana . Da dove vengono poi quegli insegnanti che insegnano che la morte è la fine del kamma ? Quando qualcuno muore, la gente di solito usa mormorare "oh, va bene, il suo kamma si è consumato. " Inoltre, costoro spesso affermano che si muore in dipendenza dei propri meriti, senza rendersi conto che ciò che sta accadendo ora è anch'esso il risultato delle loro buone e cattive azioni, e che questo processo continuerà fino a quando non arriveremo davvero all'estinzione delle volizioni , vale a dire, al Nibbana.
Nibbana è la libertà dal kamma e dai suoi risultati. Inoltre, il Nibbana è la libertà dal circolo vizioso detto Samsara (esistenza ciclica) che continua a perpetuarsi in accordo al kamma . Il Nibbana quindi, è bello e amabile, per niente spaventevole, ma anche così, la gente preferisce rimanere intrappolata nel circolo vizioso di nascita e morte in causato dalle loro volizioni, in particolare, quelle volizioni sorte a causa causa degli inquinanti, anche se poi non ottengono mai realmente ciò che desiderano. Coloro che hanno un grande ego normalmente odieranno e temeranno la dissoluzione del kamma perché l' ego desidera avere certi risultati karmici che appaiono allettanti secondo il punto di vista dell'ego stesso.
Kamma è l'afferrarsi (upadhi) o fardello. Quando si compie un azione, la vita si svilupperà in accordo a quell'azione; in altre parole, gli esseri sono vincolati dalle loro azioni, non importa se siano buone o cattive. Le azioni benefiche porteranno gioia e risate, le azioni insane ci faranno piangere, ma entrambi ci verranno a noia quasi fino alla morte morte. Nonostante ciò, gli esseri amano ridere, perché confondono il kamma positivo con la virtù. Quando non saremo più vincolati dalle nostra azioni, sarà come essere liberati dalle catene delle schiavitù, non importa che siano catene di ferro o catene dorate e tempestate di diamanti. La vita diventa un fardello quando è appesantita dal peso delle nostre azioni che dobbiamo trasportare e sostenere. L'estinzione finale del kamma rende la vita libera e leggera, ma solo poche persone apprezzano ciò poiché gli esseri sono oscurati dai veli di Atta (l'Io).

In conclusione, come buddhisti dovremmo provare a praticare solo quel kamma che porta all'estinzione del kamma. Quando vedremo che il kamma ha dominato e governato la nostra vita, ci adopereremo per la pratica, cercheremo di migliorare noi stessi, di combattere in ogni modo possibile, per trionfare su entrambi i tipi di Kamma, sia quelli positivi che quelli negativi, in modo che nessun tipo di kamma opprima più le nostre menti. Cerchiamo di sviluppare le nostre menti in modo da renderle pulite, chiare, e calme affinché nessun kamma e nessun risultato di tale kamma ci possa più disturbare. Oggigiorno, la maggior parte delle persone considera il kamma come qualcosa di brutto e indesiderabile. Ciò è corretto, perché sia il kamma positivo che quello negativo sono deprecabili, in quanto causano il perpetuarsi all'infinito del circolo vizioso di nascita e morte.

Kamma nel buddhismo è quel Kamma (azione) che porta alla fine di tutti kamma, al di sopra ed oltre ogni kamma. Lungi dall'essere qualcosa di spregevole, è invece da comprendere ed integrare pienamente nelle nostre vite. "vivere al di là di kamma " è qualcosa da realizzare.

Mokkhabalarama, Chaiya
7 Aprile, 1988