lunedì 9 agosto 2010

Quale libertà?


Tratto da: Socialismo Dhammico



I problemi sociali sono sorti quando la mente mise a punto sistemi per accumulare ricchezza, potere e beni per avvantaggiarsi su altri.

Oggi, la 'Libertà' delle democrazie è una scusa perché pochi individui o gruppi ristretti si impadroniscono di ampie quantità di beni a danno della comunità.
La presenza delle contaminazioni interiori rende il liberalismo un ideale impraticabile. Gli uomini sono naturalmente portati a cedere alle contaminazioni. Le democrazie liberali diventano così il campo d'azione dell'egoismo e degli interessi privati.
La 'libertà', così interpretata, è in contraddizione con la politica.Se la politica è ciò che si occupa di gruppi umani che vivono in comunità, l'interesse andrà al benessere dell'intera comunità. Troppo accento sulla libertà sposta il segno dal collettivo all'individuo, spostamento non coerente con la vera politica.
Chi soggiace al fascino della parola 'liberalismo' ricordi che incoraggiare la libertà di individui spinti dall'egoismo significa andare contro la politica in senso vero, cioè la ricerca del BENE COMUNE. 
Un sistema politico che non consideri prioritario il bene della collettività è un sistema immorale.
La libertà in senso Buddhista invece è la libertà dalle contaminazioni egoiche.




sabato 17 luglio 2010

I benefici della pratica



Un altro beneficio è che diverremo capaci di praticare in accordo al principio del paticca-samuppada ( sorgere dipendente ). La teoria del sorgere dipendete è complessa e lunga.

Per coloro fra voi che non avessero dimestichezza con questo aspetto dell'insegnamento, il sorgere dipendete spiega l'origine causale del Dukkha ( sofferenza esistenziale). Una serie di cause, ognuna dipendente da cause precedenti, conduce alla sofferenza.
Il Buddha ha insegnato molte varianti di questo soggetto, ed è un aspetto difficile da comprendere, a causa della sua profondità e sottigliezza. Studiatelo.
Ma quando passiamo alla sua applicazione pratica, il sorgere dipendente diventa squisitamente semplice. In pratica si riduce tutto all'avere consapevolezza (sati) nel momento del contatto sensibile (phassa); tutto qui.
Il contatto sensibile è l'incontro tra un organo di senso, un corrispondente oggetto sensoriale esterno e il rispettivo tipo di coscienza sensoriale. (Vinnana).
la mera consapevolezza al momento del contatto risolve completamente ogni problema relativo al sorgere dipendente. In altre parole, bisogna sviluppare consapevolezza proprio nel momento del contatto sensibile, prima che si inneschi il processo del sorgere dipendente. Non lasciate che si produca un contatto sensibile ignorante (non consapevole). Così il contatto non produrrà una sensazione ignorante ( vedana) e questa non condurrà all'afferrarsi ignorante (tanha). 
Questo è un altro vantaggio nell' addestrasi alla pratica di Anapanasati, in quanto la pratica renderà la consapevolezza sufficientemente abbondante, veloce e capace di compiere il suo dovere nel momento del contatto sensibile, impedendo al processo del sorgere dipendente di proliferare proprio in quel momento.
Questo è un grande beneficio che viene dal praticare Anapanasati.
Tratto da:
La consapevolezza del respiro,
Buddhadasa Bhikkhu.

giovedì 8 luglio 2010

Puro socialismo



Se ci identifichiamo con il Buddhismo dovremmo avere un'attitudine socialista nel corpo e nel sangue. Dobbiamo vedere i nostri confratelli esseri umani come amici nella sofferenza- nella nascita, nell'invecchiamento, malattia e morte- quindi non possiamo abbandonarli... questa idea di puro socialismo deve essere messa in pratica, e non semplicemente discussa per ragione politiche o per interessi egoistici.
Tratto da: Dhammic socialism, Buddhadasa Bhikkhu.

sabato 3 luglio 2010

Ego, egoismo, egocentrismo.



Il termine atta indica ciò che in latino si chiama 'ego'. La coscienza dell'Io è definita 'egoismo' in quanto, non appena sorge il senso dell'Io, segue inevitabilmente il senso del mio.

Il senso dell'io e delle cose sentite come appartenenti all'io, insieme, costituiscono l'egoismo. L'ego è visto come una componente naturale degli esseri viventi, il loro centro. L'ego si potrebbe inoltre rendere con 'anima', corrispondente al greco kentrom, 'centro'.
l'anima (atta) è considerata infatti il centro dell'essere vivente, il nucleo imprescindibile. Le persone comuni non possono perciò sbarazzarsi né prescindere dall'ego.
Ecco perché sperimentiamo senza tregua la dinamica dell'egoismo. Benché sia vero che non è continuamente in atto, si manifesta ogni volta che vine vista una forma, udito un suono, percepito un odore o un contatto, o pensato un pensiero. in ogni manifestazione dell'Io-mio possiamo vedere la globalità della malattia, indipendentemente dal contatto sensoriale che l'ha innescata. avviene il contatto, nasce l'io-mio e la malattia imperversa.
L'egocentrismo si è instaurato con prepotenza.
dalla percezione dell'egoismo si passa quindi all'espressione dell'egocentrismo: uno stato perturbato che induce false comprensioni, un modello di pensiero incentrato su se stessi senza considerazione per gli altri. Ogni azione è riferita a se stessi. Siamo in balia dell'avidità, dell'odio e dell' illusione. Esprimendosi come egocentrismo, la malattia danneggia noi stessi e gli altri. E' il più grande pericolo per il mondo. Gli attuali problemi e il disordine del mondo sono dovuti all'egocentrismo degli individui e delle fazioni che danno vita a gruppi in conflitto. Il conflitto non viene dal desiderio di lotta ma dalla coazione dell'egocentrismo, perché non si sa come controllarlo. Non sappiamo opporci al suo potere, ed ecco che si instaura la malattia. Il mondo è contagiato dal virus della malattia perché nessuno ne conosce la cura, cioè il cuore del Buddismo.
Tratto da: Il cuore dell'albero della Bodhi.

mercoledì 23 giugno 2010

La meditazione di consapevolezza



La consapevolezza del respiro costituisce la meditazione,o sviluppo mentale,più largamente praticata e insegnata dal Buddha Gautama,conservata e trasmessa per più di 2500 anni.
Forme di consapevolezza del respiro sono attestate prima del Buddha che le perfezionò includendole nel proprio insegnamento.La pratica perfezionata di consapevolezza del respiro insegnata dal Buddha conduce alla realizzazione della massima potenzialità umana: l'illuminazione.
Il termine pali delle scritture buddhiste è Anapanasati.I testi descrivono in dettaglio la pratica,che viene ulteriormente spiegata nei commentari.Nel corso dei secoli si è sviluppata un'immensa letteratura,a cui Achaan Buddhadasa è ricorso,con speciale riguardo alle parole del Buddha,per la propria pratica.Dalla sua esperienza personale deriva una grande quantità di insegnamenti.
Esercitando la presenza mentale del e nel respiro,sviluppiamo e rafforziamo la mente e lo spirito.Impariamo a rilassare il corpo e a calmare la mente.Con la mente calma e chiara possiamo esaminare come la vita,il corpo e la mente stessa si dispiegano. Scopriamo la natura fondamentale dell'esistenza e impariamo a vivere in armonia con essa.Nel frattempo restiamo ancorati al respiro,nutriti e alimentati dal respiro.Questa è la nostra pratica.


mercoledì 9 giugno 2010

Questioni religiose

Imparare dalla natura

Fratello, che tipo di religione insegni?
Chi ti ha detto che seguo la religione!
Fratello, tu ci insegni alla maniera di un profeta?
Questo è una tua idea!
La frase ' nessuna religione' mi confonde
Studia la legge di natura, è abbastanza!
Ma, non è ciò religione, o cosa?
Osserva la natura ed essa farà il resto!
Perché allora, non chiamarla religione?
E' semplicemente la normalità, naturale, nient'altro!
Allora cos'è la religione?
Bande di noiose autorità impegnante ad infarcire la testa della gente!
Acharn Buddhadasa

lunedì 7 giugno 2010

Socialismo e Dharma Buddhista nel pensiero di Buddhadasa.



Estraggo alcuni spunti interessanti dal saggio di Buddhadasa intitolato 'Socialismo Dhammico'

tutte le tradizioni spirituali hanno uno sfondo socialista; non sono democrazie individualistiche in cui tutti agiscono a proprio piacere. I fondatori (sasada) delle religioni vogliono che gli uomini vivano nel rispetto dei principi sociali e operino nell' interesse della società. Ogni volte che il vantaggio personale viene anteposto al bene comune, si fanno avanti gli inquinanti mentali e si cade sotto il dominio degli appetiti individuali. Sopratutto il Buddhismo si può definire una tradizione sapienziale socialista.
Una buona definizione del vero socialismo è il principio di non prendere di più di quanto serva, in modo che restino beni da ripartire tra i bisogni di tutti. Tanto nei discorsi del Buddha che nelle regole monastiche viene detto che un monaco deve limitarsi ai bisogni primari.
facciamo un esempio: un monaco ha diritto a tre soli abiti. Più di tre è considerata una violazione della disciplina. Se entra in possesso di abiti in sovrannumero, il monaco è tenuto a farne dono al Sangha, la comunità dei monaci.... tali regole servono a garantire che il monaco non disponga di cose che eccedono i bisogni, di modo che tutti i membri della comunità ne siano ugualmente forniti. Una ciotola di cibo deve bastare. Chi ne riceva in misura maggiore, deve ripartirlo con la comunità...

* * *
I problemi che dobbiamo affrontare sono prodotti dall'aggregazione sociale. Nell'età della pietra, quando gli individui vivevano isolati o in piccoli gruppi, non esistevano. I problemi sociali sorsero con l'aumento della popolazione e la progressiva aggregazione in gruppi sempre più numerosi. Crescendo e sviluppandosi i gruppi in una dinamica di oppressione reciproca, i problemi hanno assunto proporzioni drammatiche.
Poiché si tratta di problemi indotti da un contesto sociale, e non solo individuale, dobbiamo prendere in considerazione la causa: la società.
qualunque sia il sistema a base del funzionamento del gruppo, deve richiamarsi a principi che vogliano il bene della comunità, non il vantaggio di un individuo o di pochi. Se l'interesse personale viene preposto a quello comune, i problemi non si possono risolvere.
Lo spirito del Socialismo è la realtà naturale (dhamma jati), Il fine del socialismo è seguire la via della natura. limitando la proprietà ai reali bisogni viviamo in armonia con le leggi di natura, che ne siamo consapevoli o no....

Secondo i testi buddhisti, i problemi sorsero nel momento in cui qualcuno ebbe l'idea di accumulare scorte, causando di conseguenza scarsità agli altri. con la tesaurizzazione dei beni, nacque il problema della diseguaglianza nella distribuzione e nell'accesso ai beni. Col tempo i problema si aggravò. I capi detenevano l'accesso alle scorte del gruppo. Le lotte divennero inevitabili. La tesaurizzazione del surplus era già iniziata quando l'uomo primitivo abitava le foreste, e proprio per limitarne gli abusi vennero sviluppati i sistemi morali..
Tratto da: Socialismo Dhammico.



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