venerdì 7 gennaio 2011

Teoria e pratica

Come comprendere il Dharma

"Coloro che si limitano a leggere i libri non potranno comprendere l'insegnamento, e oltretutto, rischieranno di andare fuori strada. Ma coloro i quali si esercitano ad osservare ciò che accade nella loro mente,  tenendo la vera natura della propria mente come proprio standard , non saranno mai confusi. Costoro, saranno capaci di comprendere la sofferenza, ed in fine comprenderanno il Dharma. Allora comprenderanno i libri che leggono". - Buddhadasa Bhikkhu

giovedì 6 gennaio 2011

I PUNTI FONDAMENTALI DEL BUDDHISMO


Buddhadasa



Perché un punto si possa definire un "fondamento" del buddhismo, deve rispondere a due requisiti. Primo: tendere all'estinzione di Dukkha (sofferenza,dolore). Secondo: possedere una coerenza interna sperimentabile direttamente,senza dover ricorrere alla fede in un altra persona. Sono due requisiti imprescindibili.
Il Buddha rifiutò di occuparsi di tutto ciò che non conduce all'estinzione di dukkha, senza prenderlo neppure in considerazione. Poniamo il caso della rinascita dopo la morte. Che cosa rinasce? In che modo? Quale è la sua "eredità karmica"? problematiche che non conducono all'estinzione di dukkha e, in quanto tali,non appartengono e non hanno il minimo rapporto con l'insegnamento del Buddha. Non fanno parte della pratica buddhista. Inoltre, chi pone tali domande dovrà credere indiscriminatamente in qualsiasi risposta benché ad essa non si accompagni nessuna prova. L'interrogante non ha modo di verificare personalmente,ed è quindi costretto a credere ciecamente alle parole altrui. A poco a poco l'argomento si allontana dal Dhamma e si trasforma in qualcosa di completamente diverso,estraneo al problema dell'estinzione di Dhukka.

Il dhukka costituisce la problematica fondamentale dell'essere umano. A livello esperienizale, il dukkha è ciò che la mente esperisce quando, sollecitata dall'ignoranza dà origine al desiderio,all'attaccamento,all'egoismo; Crea un vissuto psicologico che và dalla delusione e l'insoddisfazione alla frustrazione,l'irrequietudine,l'angoscia,il malessere,la disperazione.
Dukkha è il carattere insoddisfacente,l'imperfezione e l'infelicità insiti nei fenomeni impermanenti e condizionati.Taali caratteri sono il risultato di Anicca (la realtà dell'impermanenza), in quanto ciò che è impermanente non può soddisfare i desideri,per quanto tentiamo(e ci disperiamo). 
ringraziamenti per la trascrizione.

lunedì 3 gennaio 2011

La Vita è tutta sofferenza?

Estratto da: Il cuore dell'albero della Bodhi- Ubaldini
Buddhadasa Bhikkhu

Non avendo studiato o esaminato a fondo l'insegnamento del Buddha sul Dukkha*, lo abbiamo frainteso, dandogli il significato che nascita, vecchiaia e morte sono di per se stesse dukkha. In realtà, non ne sono che i veicoli. Il Buddha compendia la sua spiegazione del dukkha nella sentenza: "sankhittena, pancupadananakkhanda-dukkha", "in breve, i cinque aggregati dell'attaccamento (upadana) sono dukkha".( i cinque aggragati, o khanda sono i componenti dell'essere umano). Ciò significa che qualunque cosa che prova o suscita attaccamento come io-mio è dukkha. Qualunque cosa che non prova o suscita attaccamento come io-mio è priva di dukkha. Perciò nascita, vecchiaia,malattia e morte, se non sono fonte di attaccamento come io-mio non sono dukkha. Solo quando c'è attaccamento a esse come io-mio, diventano dukkha. Ciò vale tanto per il corpo che per la mente. Non pensate che il dukkha sia connaturato al corpo-mente. Corpo e mente diventano dukkha solo quando vi è l'attaccamento all'io-mio. Nel corpo e mente puro e libero da contaminazioni, cioè nell'arahant, non c'è nessuna forma di dukkha. Dobbiamo vedere che l'io-mio è la causa radice di tutte le forme di dukkha. Ogni volta che c'è attaccamento, ci sono le tenebre dell'ignoranza (avijja). Non c'è chiarezza, perché la mente non è vuota: è agitata, turbata, ed eccitata dal senso dell'io-mio. All'opposto, la mente libera dall'attaccamento all'io-mio è vuota, serena e pacificata nella consapevolezza a nella saggezza ( sati panna).

*Dukkha indica lo stato afflitto di sofferenza, il disagio interiore, e la natura insoddisfacente e dolorosa dell'esistenza condizionata dall'ignoranza e dall'afferrarsi all'io-mio.

L'afferrarsi inconsapevole all'io-mio che produce il conflitto interiore

domenica 26 dicembre 2010

Il rospo della sofferenza che porta il diamante della liberazione

Il Paticcasamuppada ( meccanica del sorgere interdipendente della sofferenza)è come un orrido rospo,assolutamente disgustoso. Tutte le cose più raccapriccianti della terra messe insieme non sono paragonabili al suo orrore. Il rospo è la sofferenza del Paticcasamuppada, ma in testa ha uno splendido diamante: solo nella sofferenza si può sperimentare la liberazione dalla sofferenza. Forse vi sorprenderà ma il diamante è la fiducia." Bikkhu Buddhadasa-1971-Wat Suan Mokh, Chaya.



sabato 25 dicembre 2010

L'anno nuovo..



La scritta sul cartello dice:

Il nuovo anno sarà un buon anno se tutti rifletteranno così:
Non indulgere insensatamente... nell'essere buoni,
non affondare nell'illusione ...di essere buoni,
non intossicarsi con l'idea ...di essere buoni.

domenica 28 novembre 2010

Il sorgere interdipendente del conflitto sociale.


"Se in un qualsiasi paese ci sono ancora persone bisognose, ciò significa che quella è una società priva di uguaglianza. Di conseguenza, molti tipi di disordini  sorgeranno di sicuro; Per esempio, conflitti a livello nazionale, la rottura dell'armonia sociale, insurrezioni, cambiamenti nei sistemi di governo, cambiamento del sistema economico verso il socialismo o il comunismo. Perché, quando i poveri non riescono più a sopportare la loro condizione,tenderanno a cercare un modo per distruggere l'egoismo estremo dei ricchi senza alcuna pietà, a cui seguiranno  molti altri tipi di sconvolgimenti, come il nascere di guerre e  conflitti fratricidi".

From:Buddhadasa, 
Hak khommunit khao ma, 29-30
quoted from
BuddhadasaTheravada buddhism
and modernist reform in thailand,
by Peter A. Jackson.

per approfondire la questione, consiglierei agli interessati di leggersi L'aganna Sutta, il kutadanta sutta, il cakkhavatti-sihanada sutta, il sigalovada sutta ed il mahanidana sutta, contenuti nella collezione dei discorsi lunghi o DIGHA NIKAYA del canone Buddhista pali, edito in italiano dalla casa editrice Utet.

lunedì 15 novembre 2010

Samsara e nibbana: la nascita dell'io sono






Il tipo di nascita che costituisce un problema per noi è la nascita mentale, la nascita che è il sorgere del senso di "io sono". Una volta che la sensazione io sono è sorta, segue inevitabilmente l'idea che io sono così e colà, per esempio "io sono un essere vivente", “io sono una persona", "io sono una persona buona", "io non sono una persona buona". Dopo che sorge l'idea "io sono così e colà", segue il paragone: "io sono meglio di tizio o caio", "io non sono bravo come tizio e caio", "io sono uguale a tizio o caio". Tutti questi concetti sono dello stesso tipo, fanno parte della sensazione "io sono", ed è a questa che la nascita si riferisce. Così, nel lasso di una sola giornata, possiamo nascere molte volte, molte dozzine di volte. Perfino in una sola ora possiamo sperimentare molte, molte nascite. Ogni qualvolta sorge la sensazione io, mio, in quel momento il ciclo del samsara viene ad esistere nella mente e c’è dukkha: soffrire, bruciare, girare vorticosamente. Ogni qualvolta c'è libertà da difetti del genere, c'è nibbana, nibbana inteso come tadanga-nibbana o vikkhambana-nibbana.
Del tadanga-nibbana si parla nell'Anguttara Nikaya. È lo stato temporaneo che si verifica quando le condizioni esterne sono tali da non permettere l’insorgere di io e mio. Il tadanga-nibbana è la cessazione temporanea di io e mio dovuta a circostanze favorevoli. A un livello superiore, se ci dedichiamo a qualche forma di pratica del Dhamma, se in particolare sviluppiamo la concentrazione di modo che la sensazione di io e mio non sorga, quell’estinzione di io e mio è detta vikkhambana-nibbana. Infine, quando riusciamo a mettere in atto l'eliminazione completa di tutte le contaminazioni, quello è il pieno e totale nibbana.
Dovremmo limitare la nostra discussione alla vita quotidiana della persona comune. Bisogna comprendere che ogni volta che c'è la sensazione di io e mio, in quello stesso momento c’è nascita, sofferenza, il ciclo del samsara. L’io nasce, dura per un momento, quindi cessa, nasce di nuovo, dura per un momento, e cessa di nuovo. È perciò che questo processo viene definito il ‘ciclo’ del samsara. È sofferenza a causa della nascita dell'io. Se in qualche momento per caso le condizioni fossero favorevoli al punto che il senso dell'io non sorge, allora ci sarebbe pace, quella che è chiamata tadanga-nibbana: il nibbana temporaneo, un assaggio di nibbana, pace, freschezza.



Da: Buddhadasa (2008), Why Were We Born? Essays on Life and Enlightenment, Amarin Publishing, pp. 80-82